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Cosa c'è al cinema?
CIVICO 0 (ITA,2007)

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Regia: Francesco Maselli
Genere: DRAMMATICO
Durata: 80
Cast: Massimo Ranieri, Ornella Muti, Letizia Sedrick
Tipo: Film per tutti
Trama: Tre storie. Tre racconti di persone vere che hanno vissuto e vivono ancora 'border'. Tre personaggi raccontati dall’occhio spietato e poetico di un grande maestro del cinema italiano quale Citto Maselli. Che cosa spinge alcune persone a precipitare in una vita senza piu' regole, schemi e senza piu' un tetto? Il film di Maselli lascia la parola a tre personaggi che scivolano all’improvviso nella piu' grande poverta' e in situazioni estreme per riprendere i loro occhi, il loro sguardo, la loro salita al calvario, per raccontare la bellezza umana di chi sulle proprie spalle porta tutto il fardello degli stenti e della sofferenza. Un film d’arte che racconta la sopravvivenza in qualsiasi caso, anche in assenza di speranza. Liberamente ispirato al libro 'Il nome del barbone' di Federico Bonadonna.

LE RECENSIONI


La recensione di Wanda Castelnuovo Voto del Redattore: 4

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, fortunatamente. Francesco Maselli, nonostante i settant’anni largamente compiuti, continua a essere un regista scomodo: infatti ci regala un bellissimo film-documento, di quelli che una volta si chiamavano di denuncia, e che si ricollega direttamente alla grande stagione (ormai ignorata da chi non è cinefilo) del neorealismo italiano. In un’epoca in cui cinema e televisione fanno a gara per raccontare ‘sgargianti’ storie di ricchi, create per non far pensare, Maselli ripropone un cinema della riflessione in cui anche il colore è trattato in modo tale da far pensare in certi momenti al bianco e nero.
Ritroviamo in “Civico 0” l’incisività delle immagini del Visconti de ‘La terra trema’ o di tanti altri grandi autori del neorealismo (bestia nera dei governi degli anni cinquanta denunciando le nascenti storture di una società che si avviava - forse inconsapevolmente, certamente come reazione alla povertà diffusa che si stava abbandonando - a una cultura del denaro e del consumo) e ritroviamo l’uso della macchina da presa per ‘documentare’ storie di denuncia sociale e culturale. Civico 0 restituisce a chi non sa rinunciare a indignarsi la speranza di non essere l’Ultimo dei Moicani.

Non è un film a episodi - anche se i tre episodi sono successivi e indipendenti - ma una storia unica formata da tante, infinite piccole storie (di cui vediamo tre esempi), tutte eguali e tutte diverse: l’emarginazione in una qualsiasi città del mondo (nel film casualmente Roma). Un’emarginazione che non è più soltanto di ‘barboni’ (tali a volte per scelta di vita), ma in cui confluiscono sempre più nuovi strati sociali che fino a pochi anni fa era inconcepibile pensare ‘oltre la povertà’ e, ovviamente, le fasce più deboli del mondo globalizzato: gli immigrati. Perché la globalizzazione cercata e inseguita come fattore di sviluppo economico e di massimizzazione dei profitti, ha anche creato la globalizzazione della povertà spingendo milioni di disperati a cercare speranze di vita in Paesi sconosciuti e lontani.

E dei tre ‘casi’ scelti da Maselli fra i circa cento, tutti veri, raccolti ed esaminati nei mesi di preparazione del film, due parlano di immigrazione. Due storie diverse, ma entrambe mosse dalla speranza di una vita e di un futuro.
Stella - la giovane etiope di cui la bravissima Letizia Sedrick mette in luce l’umanità, la grande dignità e la finezza di sentimenti - è venuta clandestinamente a Roma per trovare quelle possibilità di vita che il suo Paese le negava. Ne seguiamo il calvario di emarginazione, povertà e mancanza di solidarietà riservatale da una società opulenta, ne ammiriamo la serena forza e soprattutto la volontà di mandare la figlia a scuola, e di farle frequentare sempre la stessa scuola per evitarle traumi.
Nina, rumena - portata sullo schermo da una sensibile e matura Ornella Muti - è venuta in Italia per salvare dalla fame figlia e marito. Il suo essere clandestina le impedisce di trovare lavoro finché non accetta di essere ‘sepolta viva’ pur di poter spedire a casa per intero il misero stipendio che permette alla sua famiglia di vivere.
Giuliano (eccezionale per sfumature e intensità l’interpretazione di Massimo Ranieri) rientra invece nella casistica più tradizionale del ‘barbone’: ha un banco di frutta e verdura nel mercato romano di Campo dei Fiori, affezionatissimo alla madre, crolla psicologicamente quando una sera al ritorno dal solito bar la trova morta. Autopunizione per non esserle stato accanto negli ultimi momenti?

Tre storie vere in una città che scorre indifferente, anzi è disturbata dalle presenze che turbano. La descrizione di questo mondo fatto di auto e di passanti (sensibili come le auto), è la parte più bella del film, piena di fugaci annotazioni, rapidi colpi di macchina da presa, splendidi primi piani. Solo immagini e musica, ma più eloquenti di qualsiasi discorso. Come dimenticare l’anziana signora, vestita con dignitosa povertà, che si guarda intorno furtiva sperando di non essere vista mentre cerca qualcosa da mangiare nel cassonetto?

 

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