Epica la storia del petrolio in California dove era già conosciuto dagli Indiani che lo usavano per rendere impermeabili canoe e altri oggetti, ma che comincia a essere estratto sistematicamente tra fine ‘800 e primi ‘900, epoca in cui è ambientato ‘Il Petroliere’, film liberamente tratto dal romanzo ‘Petrolio’ del 1927 di Upton Sinclair (Baltimora 1878 - Bound-Brook, New Jersey 1968), militante socialista e autore fecondo dai toni polemici. Altrettanto epica e tuttavia angosciante l’ascesa/discesa di Daniel Plainview - interpretato da un Daniel Day-Lewis persino troppo perfetto nella parte - che, dopo alcuni insuccessi come minatore d’argento, diviene grazie a determinazione, ambizione e orgoglioso e instancabile lavoro un magnate dell’oro nero. Complice una strana informazione ricevuta sull’esistenza di ricchi giacimenti in una quasi tranquilla cittadina di periferia della California centrale, Little Boston, dove la comunità locale si lega con momenti di esaltazione religiosa collettiva intorno all’ambigua figura del predicatore Eli Sunday - un convincente Paul Dano - specchio rovesciato, ma estremamente simile al protagonista del film. 159 minuti il cui filo conduttore è il pathos, che l’abile regia di Paul Thomas Anderson porta a punte estreme esasperando la corsa al successo, l’orgoglio smisurato e il venir meno dei sentimenti umani più profondi come quello verso il figlio, fino a una disperata solitudine. Il tutto evidenziato dalla presenza ossessionante del petrolio, da una fotografia color seppia e da una musica che accentua l’aspetto inquietante del dramma. Ottima la ricostruzione dei costumi da parte di Mark Bridges.