Cast: Sylvester Stallone, Julie Benz, Paul Schulze, Matthew Marsden, Graham McTavish, Ken Howard, Rey Gallegos, Tim Kang, Jake La Botz
Tipo: Film per tutti
Trama: Il veterano del Vietnam, John Rambo, sopravvissuto a numerose prove, da vent'anni ritirato a Bangkok, passa la sua vita aggiustando barche e carri armati. Un giorno un gruppo di missionari si rivolge a lui per affittare la sua barca e risalire il fiume, per portare soccorso alle popolazioni birmane oppresse dal regime. Dopo l'iniziale titubanza, Rambo accetta, ma quello che sta per iniziare potrebbe essere uno dei suoi viaggi più pericolosi. Quando i militari birmani, rapiscono e torturano i missionari, Rambo sara' incaricato di provvedere al salvataggio dei superstiti.
Dire che questo film è brutto sarebbe da sciocchi e da superficiali, significherebbe non capire la differenza fra il generale e il particolare: può non interessare il genere (e ognuno ha i suoi gusti, non si discute) ma, se invece piacciono i film d’azione (e Stallone non finge di fare film di altro tipo…), il quarto capitolo di “Rambo” non deluderà sicuramente. Gli spettatori troveranno tutto quello che si aspettano: azione, suspense e, com’è tipico nella saga del reduce del Vietnam, un forte senso di giustizia finalmente appagato.
Con questo film è la volta della Birmania, dove la recente rivolta dei monaci ha puntato l’attenzione sul prolungato e bestiale genocidio che l’esercito perpetua da anni nei confronti dell’indifesa popolazione locale. La prima parte del film è dedicata alla presentazione di questa inaudita ed assurda situazione, che un gruppo di illusi idealisti vuole cercare di fermare a suon di medicinali e bibbia: e così, rapiti inevitabilmente dai militari, toccherà a Rambo salvarli, già abituato con il film precedente a combattere per un popolo (quello afgano) vittima della barbarie militare (l’esercito sovietico).
Di fronte a tali massacri non si può e (forse) non si deve rimanere indifferenti, sono aberrazioni che generano un forte desiderio di giustizia, una giustizia che inconsciamente si pretende immediata e decisa. Quella di Rambo non è nient’altro che una favola, come la si è sempre voluta, in cui il Bene combatte contro il Male,in cui il Cavaliere sconfigge il Drago, una volta per tutte: è esattamente il contrario di come avviene nella realtà, in cui le carte sono continuamente mischiate e nulla sembra mai cambiare. E forse è proprio per questo che questi film, dalla trama volutamente non complessa ma essenziale, riescono tanto a colpire: essi colgono direttamente il nostro senso profondo di equilibrio e di equità, che non vuole una soluzione a metà ed accennata, ma precisa e netta. Come nei sogni.
P.S. NON è un film da vedere in famiglia: la violenza è tanta, sia a livello psicologico (vengono uccisi donne, bambini e civili in inermi), sia fisico (arti umani e sangue in stra-abbondanza).