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PER UNO SOLO DEI MIEI DUE OCCHI (ISR,2005)

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Regia: Avi Mograbi
Genere: DOCUMENTARIO
Durata: 100
Cast: Shredi Jabarin
Tipo: Film per tutti
Trama: Il regista israeliano descrive la crisi tra Israele e Palestina vista attraverso gli occhi dei Palestinesi costretti a subire ogni giorno controlli e ispezioni da parte dell'esercito israeliano. Nonostante tutto, il regista Avi Mograbi crede ancora in un dialogo per la pace. Acclamato al festival di Cannes 2006.

LE RECENSIONI


La recensione di Elisabetta Colla Voto del Redattore: 3

Il regista israeliano Avi Mograbi fa ricorso alle storie dell’antica tradizione biblica per raccontare e denunciare, con lo stile del documentario e la forza della convinzione personale, le difficoltà della vita quotidiana nei territori occupati, dove i giovani palestinesi dell’Intifada combattono costantemente contro le violenze, le umiliazioni ed i controlli invasivi ed arbitrari da parte dell’esercito israeliano. Le immagini s’insinuano con vigore ed indignazione fra i contadini che non possono coltivare i campi, i bambini bloccati per ore ai check-point dopo la scuola, i malati impossibilitati a raggiungere medici ed ospedali, gli anziani che non possono rientrare a casa e tra gli stessi soldati israeliani, spesso arroganti, che effettuano blocchi, ispezioni e perquisizioni sulla popolazione civile. Mograbi documenta con coraggio, spesso a suo rischio e pericolo come ex-militante nei gruppi di attivisti della sinistra israeliana, tutto questo. Due i miti neo-testamentari cui il regista fa simbolico riferimento, il primo è il mito di Massada: le scolaresche di ragazzi ebrei provenienti da tutto il mondo vengono condotte in questa località, dove sorge una collina isolata che sovrasta la sponda occidentale del Mar Morto, a perenne memoria di un gesto che dovrebbe essere considerato “eroico”: è qui infatti che, durante la rivolta ebraica contro l’occupazione romana, un gruppo di ebrei Zeloti ribelli, dopo aver massacrato 700 persone nella prospera città ebraica di Ein Gedi per procurarsi da vivere, si asserragliò a Massada, decidendo più tardi - a causa dell’assedio romano - di togliersi la vita con un suicidio di massa piuttosto che arrendersi. “Si deve sapere - asserisce il regista - che noi israeliani siamo stati educati a considerare gli Zeloti come eroi e combattenti per la libertà e ad identificarci con loro: ci hanno inculcato il principio che la libertà è più importante della vita e che sarebbe meglio morire che essere catturati dai nostri nemici. Ma lo storico Flavio Giuseppe descrive gli Zeloti come assassini, ladri, banditi e nazionalisti estremi, non come persone da ammirare ed io ho voluto raccontare di nuovo quella storia, oggi, un mito con cui si manipolano i giovani e che ha avuto piuttosto un impatto sui moderni kamikaze palestinesi”. L’altro mito è quello di Sansone, detto l’Eroe, uno dei Giudici della Bibbia. La sua incredibile forza ed i suoi poteri soprannaturali provenivano dalla magica capigliatura: egli uccise migliaia di Filistei finchè la sua amata Dalila non fu costretta dai nemici a tagliargli i capelli nel sonno ed egli fu lasciato in balìa dei Filistei. Sansone è considerato un eroe nella tradizione ebraica perché, ormai prigioniero, di fronte a migliaia di Filistei, a Gaza, si appellò a Dio con le parole che danno il titolo al documentario: “Ricordati di me e dammi la forza, in modo che io possa vendicare uno solo dei miei due occhi contro i Filistei” e si uccise sradicando i pilastri dell’edificio e trascinando con sè i nemici. Questa parabola, secondo il regista, vuole dimostrare che Sansone non è un eroe né più né meno di un kamikaze, perché ha fatto anche lui ciò che fanno i kamikaze. “Mi sono detto – continua il regista – che Sansone è il primo kamikaze della storia e mi è venuto in mente che potevo paragonare la storia di Sansone al mito di Massada e collegare i due miti agli eventi odierni in Israele e nei territori occupati. Questi spunti mi sono venuti in mente durante alcune conversazioni telefoniche con un amico palestinese che dal 2002 (al culmine del periodo dei kamikaze) ho trascritto e riportato in buona parte nel film”.

 

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