Il cinema medio italiano, quello attinente al nostro passato, ha rilevato nomi di registi capaci di cogliere gli umori del periodo, scrutando con merito in quello che saremo diventati oggi. Registi di successo, ma sempre considerati inferiori o sottovalutati rispetto ai nomi illustre dell’epoca. Tra questi, una rivalutazione concreta spetta a Mauro Bolognini. Rispolverare l’operato del regista di Metello, tacciato spesse volte come estata o calligrafico dell’immagine dalla critica di quel tempo, ma che agli occhi odierni, meno viziati dal contesto, si percepisce l’intelletto di un uomo di ampia cultura, che ha attraversato con quarantasei titoli, quasi quarant’anni di storia del nostro paese. Inizia da quando il neorealismo sta mutando, fino ad arrivare alla TV, tenendo sempre d’occhio il passato per comprendere le radici del presente, e parlando del presente per proiettarsi nel futuro. La sua abilità di regista, è sempre stata in funzione di quello che vuole raccontare, e le sue riflessioni racchiuse tra i drappeggi del passato, sono solo la cornice di un quadro umano, tetro e chiuso in una cultura dominante, che si fa oppressiva o immutabile nel suo propagarsi istituzionale. L’amicizia con Pasolini, è servita a Bolognini per smascherare l’ipocrisia del maschio regnante e rivelare l’immobilita di una storia nazionale, ancora assorbita ad un credo religioso castrante e persuasivo. L’approccio critico di Bocchi e Pezzotta, è quello di misurarsi con il tratto cinematografico di un regista, capace con una lente d’ingrandimento di vedere i suoi protagonisti come fuggitivi dall’evidenza delle convinzioni, per almeno assaporare un attimo di diversità. Bolognini è una figura di alto profilo, giustamente riscoperta da questo imperdibile Castoro.
Pier Maria Bocchi e Alberto Pezzotta
Mauro Bolognini
Il Castoro Cinema
Pag. 208
2008
Euro 13,90
Inserita il 03 - 06 - 08
Fonte: Matteo Merli
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