In occasione della recente retrospettiva torinese organizzata dal Museo Nazionale del Cinema insieme all’associazione Neo(N)eiga e l’Istituto Giapponese di cultura, e tenutasi a fine aprile (18-27 aprile), sì è potuto parlare di un autore a molti sconosciuto, come Kurosawa Kiyoshi, nome di punta dell’odierno cinema del Sol levante. Come sempre accade a culture molto distanti dalla nostra, scopriamo con inatteso stupore il valore intrinseco di uno sguardo rigenerante e soprattutto profondo sul mondo che ci circonda, accorgendoci che esistono voci di spicco anche in cinematografie poco presenti sul nostro mercato.
Kurosawa Kiyoshi (1955), regista, critico e docente di cinema, ha mosso i suoi primi passi nel cinema negli anni Ottanta, con la regia di alcuni pinku-eiga ( film erotici ), per poi passare nel corso del decennio successivo, a sperimentare attraverso i generi più disparati, dalla commedia al poliziesco, fino ad arrivare all’horror.
Pellicole come Cure e Pulse, sono divenuti esemplari inequivocabili della nascita dello psycho-horror giapponese, tra la fine degli anni novanta e i primi anni del duemila, affibbiandogli il nome di padrino del J-Horror, senza che ciò lo fermasse nella sua ricerca stilista atta ad indagare sui rapporti dell’individuo con l’ambiente circostante, mettendo sempre in primo piano l’animo scosso di questa modernità umana, scissa e contraddittoria nelle sue pulsioni personali. Kurosawa non dimentica mai di essere in primis un regista di genere e la storia nell’economia delle sue opere è importante per raggiungere le platee più ampie, con una consapevolezza di messa in scena inventiva e pronta a soluzioni inaspettate, rinnovando in questo senso il concetto di filmare al suo interno. Il saggio di Giacomo Calorio è corposo nel tracciare le dinamiche espressive del cinema dell’autore giapponese, con capitoli penetranti dedicati ai Moti interrotti o Spazi ambivalenti del suo immaginario. La riproduzione del tempo e Assenze, ci fanno capire l’intensità di una regia invisibile. Tra le imprescindibili due interviste, colpisce le 32 pagine di foto a colori e i 154 fotogrammi nei capitoli di analisi critica, molto utili per la comprensione. Da non dimenticare la ben redatta filmografia, la reperibilità dei film in DVD e la bibliografia completa. Un occasione unica per scoprire una monografia di indiscutibile qualità.
Giacomo Calorio
Mondi che cadono
Il cinema di Kurosawa Kiyoshi
Editrice il Castoro, Museo Nazionale del Cinema
2007
280 pagine
Euro 22,00
Inserita il 26 - 06 - 07
Fonte: Matteo Merli
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