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Rapina a mano armata
Rapina a mano armata
Rapina a mano armata, di un giovane regista di talento dal nome strambo, quale Stanley Kubrick, debutta nelle sale americane, distribuito poco e male come un b-movie da doppio programma, e passa inosservato. In Europa, dove il film arriva quando il regista è al lavoro con un divo come Kirk Douglas per un nuovo film, i critici tengono d’occhio la pellicola; anche se è forte il pregiudizio di liquidare il film come mera variazione di Giungla d’asfalto.

Rapina a mano armata per Stanley Kubrick rappresenta innanzitutto la possibilità concreta per farsi notare dai produttore e lasciare un segno.Dopo le due delusioni e acerbi tentativi come l’invisibile Fear and Desire e Il bacio dell’assassino, questa terza pellicola rappresenta, per stessa ammissione del regista il suo primo lavoro da professionista.

Il metodo Kubrick, come analizza Thomas Allen Nelson, si definisce in questa opera: "preparava con cura […] un trattamento dettagliato degli elementi del romanzo prescelto che potessero essere spezzettati e ricostruiti all’interno della retorica temporale di un copione. Sviluppava un approccio al tema coerente con la sua reazione alla storia, organizzava la narrazione in una struttura drammatica solida e a fuoco, elaborava un modello di caratterizzazione che si adattasse alla propria reazione psicologica al materiale, preparava modi di rappresentazione visivi e drammatici per sviluppare l’esposizione essenziale per la logica della storia e la continuità, e studiava un tono appropriato per i dialoghi e, se necessaria, la voce narrante".

Ma non è solo questo. Come scrive il critico Bruno Fornara, Rapina a mano armata "diventa, rivisto dopo i film girati successivamente, il film in cui Kubrick scopre quali siano le forze in campo quando si fa cinema, come esse possano venir messe in evidenza, come le si debba controllare e come da esse si sia, in fondo, controllati e costretti a giocare un gioco che è insieme gioco e lotta [...] E, riconosciuti tempo e spazio come pezzi da novanta sulla scacchiera del racconto cinematografico, Kubrick [...] comincia a demistificarli, a tirarli allo scoperto, ad ingaggiare con essi quella battaglia e quel gioco che continuerà poi a giocare e da cui sarà continuamente giocato in tutti gli altri suoi film".

Kubrick costruisce il suo campo di gioco, e manipola l’impianto narrativo, tessendo i rapporti tra i personaggi asserviti alle loro ossessioni in un labirinto senza uscita, dove le coordinate spazio-tempo subiscono alterazioni impercettibili. Uno stile, come sottolinea Curti, costruito come un meccanismo da orologeria, ma che nella sua matrice di genere, si trovano punti occulti che celano una diversità di sguardo personale, che ha fatto scuola per molti registi a venire.

Un saggio unico per riscoprire il talento irriproducibile di un regista passato alla storia.

Roberto Curti
Stanley Kubrick, Rapina a mano armata
Lindau, Universale Film
2007
155 pagine
Euro 14,00
Inserita il 19 - 03 - 07
Fonte: Matteo Merli

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