Il quarto tipo racconta la storia di Abigail Taylor, psicologa di Nome, Nebraska, e la sua esperienza, condivisa da altri suoi concittadini, di incontro ravvicinato/rapimento alieno; incontro, appunto, del quarto tipo. All’inizio del film Milla Jovovic (che interpreta, se così si può dire, la dottoressa Taylor) spiega agli spettatori che i fatti raccontati e i personaggi messi in scena sono reali, così come lo sono alcune delle immagini inserite dal regista con valore di prova documentaria. La narrazione si muove proprio su questi due livelli, quello della finzione – interpretazione attoriale e quello della realtà delle immagini registrate dalla dottoressa Taylor durante le sue sedute di ipnosi. I due piani narrativi si integrano e compenetrano in modo abbastanza scorrevole ed armonico anche se nel complesso il tutto assume i connotati del collage asettico e schematico. Quello che manca, in un film che avrebbe voluto essere impressionante ed inquietante, è proprio l’effetto shock, destabilizzante e drammatico che non viene garantito nemmeno dalle immagini reali (o presunte tali) che popolano il film senza dargli mordente. Lo spettatore non è coinvolto, non è “catturato” e, ironia della sorte, nemmeno rapito da una storia forte in potenza ma debole nella realizzazione, sia dal punto di vista narrativo che dal punto di vista tecnico/stilistico. Francamente imbarazzante la prova monocorde di Milla Jovovic che non riesce né credibile né convincente nei panni della dottoressa Taylor. Il tutto risulta di una banalità imbarazzante. Da evitare accuratamente.
Inserita il 28 - 01 - 10
Fonte: Anna Culotta
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