E’arrivato finalmente il momento di dirlo: un cinema italiano veramente nuovo è possibile. Originale per forma e struttura, svincolato dalle ingombranti denominazioni di genere, pieno, denso, forte. Garbato nei modi e funzionale nel messaggio. Questo e molto altro è, per esempio, La bocca del lupo, vincitore dell’ultima edizione del Festival di Torino, selezionato dal Festival di Berlino, “ospitato” in questi giorni da Visioni italiane a Bologna e in programmazione in 18 sale nelle principali città italiane.
Si tratta di un film commissionato a un giovane autore, Pietro Marcello, da parte dei gesuiti della Fondazione San Marcellino e sostenuto dalla giovane Avventurosa Film e dai sempre attenti Nicola Giuliano e Francesca Cima della Indigo Film.
L’intenzione iniziale era quella di (far) posare lo sguardo su una particolare realtà, quella della Genova più underground, con i suoi quartieri più difficili e degradati (come la zona portuale di Ponte dei Mille da cui prende avvio la vicenda) e dare voce ai silenzi delle strade e degli ultimi, quei vinti dei romanzi veristi dell’Ottocento che coltivano piccoli sogni con grande caparbietà. Il risultato è stato l’esito di un fortunato incontro, quello dell’autore con Enzo e Mary che con grande libertà raccontano di sé stessi e della loro storia sotto la quale Marcello, con raffinato distacco e misurato equilibrio, fa scorrere immagini di vita, testimonianze in presa diretta e preziosi materiali d’epoca.
In tutto ciò c’è anche spazio per l’amore, in un’eccezionale, duplice veste. Da un lato la relazione tra Enzo, siciliano d’origine e genovese d’adozione che la vita ha reso duro fuori, ma tenero dentro e Mary, transessuale romana che dopo un’infanzia borghese e disciplinata è costretta a scappare di casa, incappando nell’eroina e nella depressione. I due si amano, perché sanno condividere, e si aspettano tanti anni per realizzare il loro piccolo sogno. Poi c’è un amore più sottile, latente, ma visibile agli occhi dei più attenti e meglio disposti e cioè quello dell’autore Marcello per il cinema, un sentimento sincero di cura, attenzione e rispetto per la narrazione e per il materiale narrato, per i particolari e per il tutto decisamente armonico. Lo spettatore si trova così spiazzato, tra decidere se continuare a chiedersi se quello che sta vedendo è una storia di finzione o un innovativo documentario e abbandonarsi fanciullescamente all’ascolto di una storia nuova, intensa e affascinante.
Il successo che La bocca del lupo sta già riscuotendo nelle sale (nelle principali città italiane durante i precedenti week end si è registrato più volte il tutto esaurito) insieme a ciò che ha già fatto e sta continuando a fare L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, fa ben sperare in chi crede in un cinema italiano “alternativo” e valido, d’alta qualità e di pochi sprechi, capace di sorprendere e convincere veramente.
La bocca del lupo, insieme a La Paura di Pippo Delbono, sulla base di un progetto della Cineteca teso a valorizzare film italiani nuovi, indipendenti o seminascosti, verrà proiettato ogni lunedì per tutto il mese di marzo presso il Cinema Lumière.
Inserita il 28 - 02 - 10
Fonte: Dario Adamo
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