Dopo 19 anni tutti i fans di Indiana Jones potranno finalmente rivedere il professore esperto di archeologia tornare sul grande schermo. Il primo episodio della saga risale al 1981, diretto da Steven Spielberg e ideato da George Lucas. Il giovane Harrison Ford viene contattato dai servizi segreti inglesi per trovare l’Arca dell’Alleanza che, secondo la Bibbia, è una cassa di legno rivestita d’oro, ordinata da Dio a Mosè, contenente le Tavole della Legge. I nazisti vogliono impadronirsene e Indy dovrà impedirlo. Inseguimenti, gag, amori e rivalità sono solo alcuni degli ingredienti che rendono questo film unico e intramontabile. Omaggio ai serials degli anni Trenta e Quaranta, ottiene un successo inaspettato, che tra i vari effetti produce un sottobosco di mezzi di comunicazione di massa, tra cui i videogiochi, i fumetti e i libri. Il film diventa l’anno successivo una novellizzazione ad opera di Campbell Black, scrittore di origini inglesi. Se è vero che la letteratura offre spunti al cinema, è altresì vero che il successo del film produce non solo un enorme diffusione del libro, ma anche l’ispirazione a opere letterarie nuove. Ecco quindi spiegata la genesi di quest’opera letteraria, che presenta implicitamente caratteristiche tipiche della sceneggiatura di riferimento. La narrazione è infatti leggera, semplice e immediata proprio come quella del film. Questo è il collegamento più evidente tra i due mezzi. La sceneggiatura è per sua essenza un testo che deve evocare immagini. In essa si sviluppano la storia, i personaggi, i dialoghi, il protagonista e si delinea il motivo per cui dovrebbe piacere agli spettatori. Questa è solo la fase iniziale, in quanto è destinata ad essere violata e interpretata dagli attori, dagli scenografi, dal produttore, dal direttore della fotografia e dal regista. Il romanzo deve quindi rispecchiare tutto questo processo, a partire dai dialoghi. Il romanzo dunque, si piega alla musa cinematografica nella scrittura. Qui, è dove si avverte maggiormente la contaminazione linguistica. Frasi brevi e poche descrizioni. E’ vietata la tipica ampollosità letteraria. Il romanzo non suscita particolari emozioni grazie alle parole, bensì alle scene che rievoca. Il rischio? Ottenere situazioni falsamente drammatiche o vuote. Purtroppo in questo libro di avventura alcune scene sono omesse e non completamente aderenti. Il cinico e a tratti romantico personaggio della saga vive molto dei gesti del suo attore, della sua bravura e la carta non può realizzare la stessa sbruffoneria. Ecco quindi manifestarsi già un disappunto, una inferiorità rispetto all’originale. Questo romanzo accontenta chi vuole leggere un’avventura di Indiana Jones, ma non di certo chi lo ha già “visto” al cinema. La difficoltà non è nel ritmo, basta usare periodi brevi, calzanti e veloci. Il vero limite è la trasposizione cartacea dei virtuosismi del regista: tutti ricordano la gag in cui Indiana fredda un arabo spaccone con un semplice colpo di pistola. Un sarcasmo visivo, esilarante ma che solo il cinema può vantare. Tanto che l’opera letteraria ha l’aspetto di un libro per appassionati del film, più che della letteratura di avventura.
Inserita il 26 - 03 - 08
Fonte: Alessandra Cirillo
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