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Nolleggiare un DVD e sognare sul divano di casa.

La Rubrica è curata da Maria Laura Platania e Matteo Merli.
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L'importanza di non chiamarsi Rebecca
L'importanza di non chiamarsi Rebecca
Un romanzo prima vergato dalla finissima penna di Daphne Du Maurier, un film poi diretto dal giovane intrigante Alfred già quasi- siamo nel 1940! - Hitchcock.
La storia di una donna senza nome e di un nome senza donna.

«La notte scorsa ho sognato che tornavo a Manderley.»

Così inizia il romanzo più famoso di Daphne du Maurier, considerato un classico della letteratura gotica e di quella romantica. Una giovane donna s’innamora del ricco e affascinante Maxim de Winter, rimasto vedovo di recente. Arrivati a Manderley, la splendida tenuta dei de Winter, la ragazza si accorge che Rebecca, la prima moglie, è più viva che mai nella memoria di tutti coloro che l’hanno conosciuta. E che la sua presenza si allunga come un’ombra cupa e inquietante sul suo matrimonio, sulla sua identità, sulla magnifica dimora. Un romanzo grandioso sulla gelosia, la memoria, il passato e il presente, inesorabilmente legati tra loro. Questo il romanzo.

Una giovane dama di compagnia in vacanza a Montecarlo; Maxim de Winter, un affascinante vedovo che le propone di sposarlo; Manderley, un inquietante castello della Cornovaglia che sembra vivere nel ricordo di Rebecca, defunta moglie del giovane sposo, la cui pregnante presenza incombe sulla nuova coppia ogni giorno di più. Su tutto quella sottile inquietudine creata dalla maestria di Alfred Hitchcock capace di trasformare racconto e l'indimenticabile storia di una giovane donna consumata dall'amore e alla disperata ricerca della sua identità in un giallo modernissimo. Gioco d'anime in chiaroscuro, improvvisi svelamenti e torbidi giochi di seduzione nel controluce di una trama che avvinghia in una tela di ragno da cui si potrebbe eppure non si vuole uscire.
Egregia la sceneggiatura, perfetta la fotografia, incalzante e sospeso il ritmo registico (non a caso due Oscar delle molte nomination proprio a foto e film).
Memorabile il cast da Laurence Olivier perfetto nel ruolo del nobiluomo deluso all'alba della sua maturità di uomo, alla sprovveduta sine nomine Joan Fontaine, alla perversione androgina della governante depositaria della memoria dell'unica signora De Winter, una incredibile Judith Anderson, senza dimenticare George Sanders, Nigel Bruce, Reginald Denny, Florence Bates, C. Aubrey Smith

Primo film americano per il mago del brivido produzione americana, ma cast, storia e ambientazione inglesi. Perfetta la regia che passa dalla raffinatezza tecnica alla complessità psicologica che caratterizzerà di lì in avanti la grandezza di Hitch.
La storia narrata nel film differisce lievemente dal romanzo omonimo di Daphne du Maurier. Uno dei tratti salienti dell'opera che è stato mantenuto nella trasposizione della pellicola è il fatto che il personaggio centrale della giovane de Winter, interpretata da Joan Fontaine, non ha un nome, e questo ne enfatizza il contrasto con "La" signora de Winter, l'unica possibile per Miss Danvers: un problema in più da risolvere per gli sceneggiatori, Joan Harrison e Robert E. Sherwood.
Uno dei film più noti affascinanti e nella memoria storica collettiva, ma resta il fatto che al bizzarro Hitchcock la storia non andava a genio , anche se tornò su temi simili ne Il peccato di Lady Considine e ne La donna che visse due volte.

Vi aiutiamo a trovarlo, anche qui Hitchcock fa la sua fugace apparizione: è nella cabina telefonica dove c'è Jack Favell, il cugino- amante di... non questo non lo diciamo.
Se è un brivido d'estate ch cercate che brivido sia almeno per quei pochi fortunati che il film possono godere guardandolo per la prima volta...

COSi' LA CRITICA

Il fascino ambiguo del male
Recensione del film Rebecca, la prima moglie (1940)
a cura di Guido Luciani

L'unico film femminile di Hitchcock, l'unico premiato con l'Oscar. Una sfida (ottenere un’oppressione crescente parlando solo di una morta, di un cadavere che non si vede mai) che deluse profondamente Sir Alfred.
Il fascino ambiguo del male
Rebecca, la prima moglie costituisce una svolta di ragguardevole importanza all'interno della filmografia hitchcockiana. Si tratta infatti del primo film americano del regista inglese, della prima collaborazione con l'attrice Joan Fontaine e del primo (ed ultimo) film di Sir Alfred Hitchcok premiato come miglior film con il massimo riconoscimento mondiale, l'Oscar.
Per Hitchcock, "Rebecca, la prima moglie è una pellicola britannica, completamente britannica; la storia è inglese, gli attori anche e così pure il regista; tuttavia, esso risente di una grande influenza americana dovuta prima a O'Selznick, poi all'autore teatrale Robert Sherwood, che ha scritto la sceneggiatura da un punto di vista meno ristretto di quello che avremmo adottato in Inghilterra".

Rebecca è, infatti, anche la prima pellicola prodotta da David O. Selznick, il produttore più dispotico di tutta Hollywood, che, oltretutto impose al regista di mantenersi molto fedele all'opera omonima di Daphne du Maurier. Selznick aveva appena prodotto il film più importante della sua vita, Via col vento che aveva ricevuto ben dieci premi Oscar e un successo al botteghino unico per l'epoca; per questa ragione riteneva che il pubblico diventasse furioso se si modificava la trama del libro per realizzare un film.
Il fedelissimo adattamento al testo, però, non convinse Sir Alfred che rivolse parole piuttosto dure nei confronti del film: "Rebecca, la prima moglie non è un 'film di Hitchcock'. È una specie di racconto e la stessa storia è della fine del XIX secolo. Era una storia di vecchio tipo, piuttosto démodé. Rebecca è una storia che manca d'umorismo. "

Alcuni critici parlano di questo film come dell'unico film femminile di Hitchcock e in effetti, per certi versi, questa definizione è veritiera poiché si tratta di una delle poche pellicole in cui Hitchcock analizza le dinamiche più profonde della psiche femminile senza incappare, però, in concezioni misogine.
Il personaggio interpretato da Joan Fontaine assume una centralità pressoché unica, non solo all'interno del film ma anche in tutta la produzione hitchcockiana; non a caso, infatti, la storia è narrata interamente dal suo punto di vista, così come accadrà ne Il sospetto. È proprio a partire dai suoi ricordi che si dipana il flashback che porterà al primo incontro della protagonista con il suo futuro marito.
Joan Fontaine dà vita ad un personaggio simile ad altri precedentemente impersonati, in Donne di George Cukor ad esempio, che le avevano garantito una notevole fama ad Hollywood, anche se il suo nome continuava ad esser legato a quello ben più famoso della sorella maggiore, Olivia de Havilland. Con Rebecca e Il sospetto, che le varrà un Oscar, Joan Fontaine comincerà ad esser apprezzata, non più come sorella di Olivia de Havilland, ma come Joan Fontaine.
Se, da un lato, il personaggio assume aspetti caricaturali e macchiettistici, che si esprimono in una forse smodata sbadataggine, dall'altro si carica di dinamiche psicologiche profonde che ne fanno un personaggio reale e complesso. Si tratta di una ragazza indifesa, ingenua e fragile che si trova inerte di fronte a personaggi ai quali non riesce ad opporsi.
Tra questi è da citare soprattutto la signora Danvers splendidamente interpretata da Judith Anderson; si tratta indubbiamente di uno tra i villains più riusciti della produzione hitchcockiana, insieme all'affascinante personaggio interpretato da Claude Rains in Notorius - L'amante perduta. Non è un caso, infatti, che il maestro, nel realizzare Psycho e, in particolare la sequenza doccia, faccia riferimento all'ombra scura dietro le tende della signora Danvers.

A proposito della tensione che questo personaggio suscita, Hitchcock spiegerà: "La signora Danvers quasi non camminava, non la si vedeva mai muoversi da un posto all'altro. Per esempio, se entrava nella camera dove c'era la protagonista, la ragazza sentiva un rumore e la signora Danvers si trovava lì, sempre lì, in piedi, immobile. Era un mezzo per mostrare la situazione dal punto di vista della protagonista: non sapeva mai dov'era la signora Danvers e così era più terrificante; vedere camminare la signora Danvers l'avrebbe umanizzata".
L'ultima donna contro cui la protagonista dovrà scontrarsi, la più forte di tutte, non potrà che essere Rebecca, la defunta signora de Winter, ossessione costante all'interno della pellicola, non solo per la ragazza ma per tutti i personaggi e soprattutto per lo spettatore. Si pensi ad esempio alla presenza angosciante dell'iniziale di Rebecca, visibile su ogni oggetto e in ogni angolo del castello. Questa presenza è resa ancor più opprimente se si considera che lo spettatore non verrà mai a conoscenza del nome della protagonista, mentre il nome di Rebecca dominerà, soprattutto visivamente, tutto il film.

Questo rapporto ambiguo e misterioso, che coinvolge tutti i personaggi, costituisce la vera essenza della pellicola e dei personaggi. Il meccanismo di Rebecca, la prima moglie è piuttosto forte: ottenere un'oppressione crescente parlando solo di una morta, di un cadavere che non si vede mai. Sarà proprio questa presenza/assenza di Rebecca a far sì che la protagonista si comporti non come la padrona di casa ma come un'intrusa, un ospite indesiderato; si pensi, ad esempio, all'episodio in cui la protagonista rompe un soprammobile e poi ne nasconde i pezzi per paura di essere punita da Rebecca tramite la spaventosa signora Danvers.
Ad acuire questo senso di insicurezza che domina il personaggio interpretato da Joan Fontaine sono anche elementi del profilmico quali l'imponente scenografia e l'isolamento del castello di Manderley. Tutti questi fattori, infatti, provvedono a mettere in profondo risalto lo stato di soggezione della protagonista, che risulta ai nostri occhi sempre più piccola rispetto agli oggetti che ha intorno. In più essi ci mostrano che la protagonista non ha vie di fuga; deve vincere il suo scontro in un territorio isolato ed ostico.
Nel corso della pellicola, però, la ragazza acquisterà sempre più coraggio dimostrando di essere una vera donna hitchcockiana; durante il processo sulla morte di Rebecca, infatti, resterà al fianco del marito rivelando un'inaspettata forza di volontà. Il riscatto della protagonista si completerà alla fine del film; sarà lei, a vincere, su tutti i fronti.

L'ultima sequenza della pellicola, in questo senso, è da considerarsi paradigmatica poiché non lascia adito ad interpretazioni di sorta: la R di Rebecca, che aveva ossessionato la protagonista, brucia tra le fiamme e, con essa, ogni ricordo della prima signora de Winter.




IL FILM
Regia: Alfred Hitchcock

Sceneggiatura:
Robert E. Sherwood
Joan Harrison

Soggetto:
dal romanzo di Daphne Du Maurier


Personaggi:
Laurence Olivier (Maximillian de Winter)
Joan Fontaine (Mrs. de Winter)
Judith Anderson (Mrs. Danvers)
Gladys Cooper (Beatrice Lacy)
Nigel Bruce (Giles Lacy)


Montaggio:
W. Donn Hayes

Fotografia:
George Barnes

Scenografia:
Lyle R. Wheeler

Musiche:
Franz Waxman


IL DVD

RESTAURATO
Prod: BiM Qmedia
Distr: 01 distribution
uscita 10-MAY-05
Regione: 2
Dischi: 1
Prezzo: 22,90
Tipo: 9 singolo lato doppio strato
Box: Amaray
Video: 1.33:1 - 4/3
Restauro da opera d'arte, che recupera l'anima del film. Suggestivo e vivido il bianco e nero.
Audio 1.0: italiano, inglese.
Mono perfettamente recuperato
Sottotitoli: italiano (obbligati)
Sott. non udenti: italiano

Extra
Elegante e essenziale la presentazione del critico Irene Bignardi.
Interessante il 'Truffaut parla di Hitchcock' ultima apparizione televisiva del regista alla televisione francese nel programma 'Apostrophe' di Bermard Pivot, presente anche Roman Polanski.
Curiosità interessante: i provini alle attrici Loretta Young, Vivien Leight, Anne Baxter, Margaret Sullivan prima di scegliere Joan Fontaine



Inserita il 07 - 07 - 08
Fonte: Maria Laura Platania

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