Comincia con settembre la familiare kermesse di ripresa post estiva in tv, va in scena il classico, a canale 5, “il sangue e la rosa”. Una storia di amicizia e amore tra Isabella, Rocco e Giulio destinato a durare nel tempo, anche quando le loro strade sembreranno allontanarsi. I tre, ognuno in fuga o in cerca del proprio destino, si ritroveranno nella Roma di inizio ‘800, ostinati, ribelli e pronti a condividere esperienze, avventure, pericoli e misteri.
Un cast di eccezione - Virna Lisi, Giancarlo Giannini, Ornella Muti, e Alessandra Martines, sono alcuni degli attori protagonisti - per quattro puntate, in onda a partire dal 2 settembre in prima serata. A capo della sagra delle lacrime che si addicono a un pubblico che non avrà elogi demagogici, è Gabriel Garko.
Immagino che il "sangue" sia lo slang di Garko che tenta disperatamente di parlare il romanesco, e Rosa sia il colore di una passione , quasi inafferrabile, che non riesce a trapelare in un intreccio ben farcito di avvenenti attori.
La bellezza purtroppo quando si recita diventa compatibile con il talento e la propensione alla recitazione connaturata nell’ anima dell’artista. Diventa una filosofia che si confronterà sempre e comunque senza dispensa di colpi, sia pure nelle forme più attutite e sofisticate, con le attitudini e quanto meno la voglia di essere.
Il riflesso condizionato dell’essere belli è l’essere trainati da “alcunché” che molto spesso più che un aiuto diventa una mannaia pronta a tagliarti la testa. Esistono però dei ruoli che abbracciano una dialetto, che va oltre la trama, oltre il cast, esiste un vernacolo che è la peculiarità, a volte di un film. Nel “sangue e la rosa” l’ argot romanesco è da sfondo alla trama, e dove l’avvenenza di Garko viene tristemente oscurata da questa cadenza incomprensibile, un misto tra pugliese e romano, e la drammaticità di Rocco (protagonista della fiction) diventa quasi un’ amenità che si materializza in momenti inopportuni, dove sguardo ammaliante e labbra seduttive non ti fanno inseguire le stelle, ma avresti voglia di piangere. E’ un peccato vedere una simile bellezza sciuparsi per colpa della loquela, quando basterebbe un buon doppiatore, o un esercizio di pronunzia di supporto al ruolo che si va a interpretare.
Inserita il 04 - 09 - 08
Fonte: Nancy Cacchiarelli
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