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Scandalo al Sole
Quando le notizie bucano lo schermo e diventano argomento di discussione.

La Rubrica è curata da Nancy Cacchiarelli.
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Cime tempestose.PRECEDENTE SUCCESSIVOAlla ricerca della velina perduta.
Una voce per Samuele.
Una voce per Samuele.
Ogni qualvolta che si parla di Cogne, si generalizza con una confusione tipica dell’assenza di prove reali, e la condanna di prove presunte, che porta la Franzoni a sedici anni di carcere. Seguono un drappello di convinti innocentisti che desiderano amnistiare subito la pena.
Sono anni che gli occhioni di Samuele ci guardano da chissà dove e non sanno che cosa significhi concedere la grazia, gli occhioni di Samuele hanno visto solo il volto del suo assassino, e tutte le lacrime del mondo non tergeranno mai le sue che prepotentemente inondano tutte le incriminazioni e le difese di un delitto senza fine.
L’innocenza si dimostra, la colpevolezza si punisce ma la grazia è un'altra cosa, è’ un eredità segno di un epoca passata, dove il principe riconosciuto nell’assolutismo, si destinava il diritto di preferire, un detenuto e di mandarlo in libertà, per palesare che la sua autorità che esondava tutte le sentenze del mondo.
I tempi non sono più gli stessi non esiste più il monarca ma il Presidente della Repubblica e l’articolo della Costituzione che presume la grazia è diventato antistorico e antiquato andrebbe quindi soppresso, ma dal momento che esiste è normale esigerlo. Non parlerei tanto di questo ma della scelleratezza nel caso in cui il Presidente della repubblica la concedesse immediatamente, senza nemmeno il parere del ministro di Grazia e Giustizia.
Pregarla fa parte del gioco, concederla è sinonimo di grandi dubbi, esprimerebbe che per anni si è parlato del nulla, he chi l’ha giudicata è un sciame di mentecatti che si arrampicato su specchi di carta senza riuscire a tirarne fuori una vera realtà.
Ma qual è la vera realtà che esce fuori? Che i due figli l’aspettano a casa disperati e allora quasi quasi converrebbe pensarci su, perché questa è l’Italietta nostra. Poi vediamo.
Rewind. Avanti e indietro e la verità non viene fuori. Nessuno ha al certezza che A. Maria sia la responsabile altrimenti la pena sarebbe stata l’ergastolo. Per quanto gli avvocati abbiano lavorato e dibattuto gli indizi sono frangibili, la tragedia di Cogne, la sentenza emessa è il trionfo del dubbio che prevale. La realtà dei fatti è distante, e il carcere promesso e poi esaudito è stato la conseguenza di un contegno mediatico e comportamentale che ha pilotato la verdetto in una condanna annunciata.
Un delitto perfetto con armi e peccatori omessi, un teatrino di marionette in corsa per chiudere il sipario,
dove l’unica grazia che conosco è la bellezza di Samuele che non vedrà più nessun teatrino non festeggerà mai più nessun compleanno,. La grazia se verrà concessa ad Anna Maria dovrà essere concessa a tutte le altre mamme in attesa di prove che sono lontane dai propri figli e dalla propria famiglia, di innocenti son piene le carceri di colpevoli son piene le strade, la giustezza a volte è lontana ma non imprendibile, tempo e silenzio occorre per giudicare. La verità non si avvicina con l’amnistia della pena , niente bonus, non è vendetta quella che si chiede ma rispetto esternato con la voglia di chiarezza, non un colpo di spugna su un gesto così deprecabile come l’ uccisione di un bimbo.
Inserita il 29 - 05 - 08
Fonte: Nancy Cacchiarelli

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